ACCADEMIA NAZIONALE
DELL'OLIVO E DELL'OLIO
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DANNI DA GELO E RICOSTITUZIONE DEGLI OLIVI Prof. Agostino Tombesi

Sensibilità dell’olivo alle basse temperature

Pianta con branche di 3° e 2° ordine danneggiate, rilevabile dall’imbrunimento della zona sotto la corteccia, ricostituita sulle branche principali che risultano sane.
Pianta con branche di III e II ordine danneggiate, rilevabile dall'imbrunimento della zona sotto la corteccia, ricostituita sulle branche principali che risultano sane

I danni da freddo dell’olivo vengono indotti da temperature inferiori ai -6°C, -7°C e incrementano di gravità con l’ulteriore abbassamento delle temperatur fino ad interessare quasi tutti gli organi della pianta.

Le foglie sono sensibili a -6°C, -7°C ed i primi sintomi sono la curvatura della lamina, poi l’imbrunimento della nervatura centrale e del picciolo nel quale si crea uno strato di separazione che porta alla filloptosi.

I rami di 1 e 2 anni risentono di temperature più basse, di -8°C, -10°C, con il distacco della epidermide e con la spaccatura della corteccia  per la formazione di gelo nei tessuti esterni fortemente imbevuti di acqua a seguito di piogge e nebbie prima dell’avvento delle basse temperature.

La fessurazione delle branche principali ed il distacco della corteccia avvengono a temperature di -11°C, -13°C per l’alternarsi rapido di gelo e disgelo.

I danni ai vasi legnosi ed al cambio iniziano a verificarsi a -9°C e colpiscono i tessuti delle branche e del tronco più ricchi di acqua. Essi subiscono la rottura delle cellule e la rapida diffusione di sostanze tossiche che portano all’ammarronamento della zona ed alla perdita di conduzione dell’acqua.

Conseguenze dei danni e possibilità di recupero dei tessuti

La defogliazione parziale riduce la formazione e lo sviluppo dei fiori solo se si verifica in percentuale superiore al 40-50%. In questo caso viene compromessa la produzione dell’anno.

La fessurazione dei rami e delle branche di diverso ordine determina una immediata perdita di acqua che può portare alla disidratazione della corteccia e alla morte degli organi che hanno subito questo tipo di danno.

Contemporaneamente alla presenza di danni vistosi sui rami e sulle branche si ha la rottura e la perdita di funzionalità dei vasi legnosi. Se la corteccia è rimasta attiva può temporaneamente assicurare un limitato rifornimento idrico ed attivare forme di parziale recupero, isolando le zone interne dove i tessuti legnosi diventano inattivi e soggetti a processi di disfacimento.

Se i danni sono ingenti sul tronco e sulle branche con imbrunimento delle zone tra corteccia e legno, i processi di recupero sono limitati ed inefficaci per un razionale recupero della funzionalità della pianta e viene attivata la proliferazione di polloni dalla base del tronco.

Interventi di recupero

Le piante che hanno avuto solo una leggera defogliazione, inferiore al 20-25%, dovranno avere una potatura normale, eliminando in primo luogo i rami danneggiati, la potatura dovrà conferire alla chioma una giusta fittezza e prima che la pianta inizi il germogliamento per evitare un’inutile dispersione di sostanze di riserva.

Quando la defogliazione è intorno all’80-90% e le branche ed i rami sono in gran parte validi, cioè senza necrosi tra corteccia e legno, si approfitterà per una potatura di riforma togliendo subito le eventuali branche soprannumerarie, orientandosi verso una struttura che preveda una buona illuminazione della chioma e faciliti le operazioni colturali compresa la raccolta meccanica. Nel complesso la potatura sarà energica. Nell’anno successivo a quello dell’intervento la pianta potrà esprimere una produzione regolare.

Quando i rami di 1 anno e le branche di 2 anni hanno la corteccia con spaccature diffuse e profonde, essi sono destinati a seccarsi rapidamente. La ricostituzione dovrà essere fatta sulle branche principali. In questo caso saranno scelte quelle che per conformazione e numero sono più rispondenti, abbassando la cima per permettere un più uniforme rivestimento di vegetazione lungo tutto l’asse. L’intervento dovrà essere eseguito entro la fine di aprile e l’inizio dello sviluppo delle gemme avventizie potrà confermare la validità delle branche su cui la ricostituzione viene effettuata. Per le piante comunque danneggiate ai diversi livelli, qualora la forma adottata non si sia mostrata rispondente, è opportuno approfittare per la riforma, adottando quella che meglio risponde alla produzione e alle macchine per la raccolta. La produzione sarà ripristinata entro 2-3 anni.

Quando vi sono spaccature sulle branche principali e sui tronchi, la parte epigea è compromessa, si può prendere subito una decisione, cioè il taglio al ciocco oppure l’estirpazione. Per il taglio al ciocco occorre scalzare la ceppaia e poi tagliarla un decimetro circa sotto il livello del terreno per asportare le zone devitalizzate e per promuovere lo sviluppo dei polloni dagli ovuli più bassi e più esterni della ceppaia. L’inconveniente imputato ad un tale tipo di intervento è quello derivante dai danni che il legno inattivo della ceppaia, che facilmente va soggetto alla carie, può trasmettere ai nuovi polloni. Nelle aree settentrionali in cui viene coltivato l’olivo, la diffusione della carie è inevitabile ed i suoi effetti dipendono dalla massa di legno invasa e dalla distanza alla quale i nuovi tronchi crescono. In presenza di danni rilevanti alla parte epigea della pianta, la soluzione tecnica è il taglio al ciocco oppure l’estirpazione dell’impianto e la ricostituzione di un nuovo oliveto.

Gli olivi giovani di recente impianto sono più sensibili al gelo di 1 o 2 °C per l’irrigazione e per le dosi di azoto impiegati. Per essi si applicano gli stessi interventi suggeriti per gli olivi adulti. Tuttavia quando è interessato anche il tronco, questo può essere tagliato a diversa altezza o alla base, al di sotto delle zone necrosate in quanto non vi sono problemi di legno inattivo nella ceppaia. Assicurarsi di non scendere al di sotto del punto d’innesto in piante innestate su semenzali.

Nella scelta del sistema di ricostituzione influisce lo stato generale dell’oliveto. Infatti se gli olivi presentano tronchi cariati e vitali solo in alcune corde, essi non sono affidabili per la ricostituzione sulle branche principali, anche se i danni da freddo lo consiglierebbero. Così pure la presenza di limitazioni strutturali del vecchio oliveto, come investimento di piante ad ettaro irregolare o insufficiente, condizioni sanitarie della ceppaia per sviluppo di carie e di marciume, fertilità del terreno compromessa e difficile viabilità per le macchine operatrici, impongono interventi più radicali.

Le screpolature dei rametti facilitano la diffusione della rogna (P. sevastanoi pv. sevastanoi) pertanto per le varietà sensibili occorre eseguire trattamenti antiparassitari.

 

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